Varese (sabato, 16 agosto, 2025) — In un angolo discreto di Gazzada Schianno, tra le tracce di un Varesotto rurale che ancora resiste al tempo, sorge una pietra solitaria, squadrata e levigata dagli anni, nota da decenni come “il cippo dei templari”. A prima vista può sembrare solo un masso antico, ma per chi lo conosce, è molto di più: un frammento di mistero, forse dimenticato, che continua a generare domande.
di Francesco Iuele
Fu segnalato per la prima volta nei primi del Novecento da alcuni studiosi locali appassionati di simbologia medievale. Su uno dei lati del cippo, solo alla luce radente, si intravede una croce, forse greca, forse patente: simboli cari all’ordine dei Cavalieri del Tempio. Da qui, la leggenda. Secondo racconti popolari, tra Gazzada e Morazzone sarebbe esistita una domus templare, un piccolo presidio fortificato in cui i monaci-guerrieri offrivano riparo ai pellegrini in viaggio verso la Terra Santa.
Le voci parlano anche di cunicoli sotterranei, cantine murate e antichi stemmi in pietra. Ma queste testimonianze non hanno mai trovato riscontro in scavi ufficiali o documentazioni. La storia resta sospesa tra mito e ipotesi. È certo, però, che nel XII e XIII secolo i Templari possedevano diversi beni in Lombardia, e la posizione strategica del Varesotto, lungo le vie per il Gottardo, lo rendeva logisticamente rilevante.
Il cippo, secondo alcune interpretazioni, potrebbe essere stato un semplice confine medievale o un altare votivo cristiano. Eppure, chi lo visita racconta di percepire un’energia particolare, forse alimentata dal fascino della leggenda o dal bisogno, tutto umano, di sentirsi parte di un passato più grande.
Tra realtà e suggestione, il cippo dei templari continua a far parlare di sé. E in fondo, è proprio questo il suo valore: ricordarci che, a volte, le pietre raccontano storie che i libri non scrivono. Sta a noi fermarci, ascoltare e custodire.
Last modified: Agosto 16, 2025

